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I compleanni di Bilbo e Frodo sull’Eremo di San Nicola, Ischia. TANTI AUGURI!

Gli Hobbit sono creature abitudinarie, si sa! Non amano molto le avventure, fanno far tardi a cena, ma quest’anno non è stato possibile rifiutare l’invito di Padron Bilbo e del nipote Frodo: i fortunatissimi 111 anni di Bilbo (longevità aiutata da uno stravagante anello magico) ed i 33 di Frodo quest’anno si festeggiano ad Ischia! L’isola Verde che è verde come la Contea, accoglierà tutti gli Hobbit nella magnifica location dell’Eremo di San Nicola, si, il punto più alto dell’isola, a 789 metri di altitudine!
Tutte le lettere d’invito sono state spedite, tutti sono pronti per lasciare la tranquilla Contea e recarsi ai porti Grigi dove attraverseranno il lungo mare sul traghetto che li porterà nel posto più incantevole del Mediterraneo! La famiglia Tuc dei grandi Smial, i conti Brandibuck sono sulle sponde dei porti grigi dalla mattina, sotto l’arsura del caldo settembrino, timorosi di fare tardi e perdere prestigio in autorità… Sono proprio testardi! Boffin e Soffiatromba sono ancora in casa (quella dei Soffiatromba) a decidere se portare per il viaggio formaggio o maiale salato, in un grande cestino da picnic, e sanno già che si attarderanno, la partenza è fra 5 ore, a mezzogiorno! Fredegario Bolgeri, nel suo panciotto ampio, si sente soddisfatto di come ha progettato le vacanze/compleanno ad Ischia e boccheggiando la sua pipa, da calmo, si gira alla porta di casa e grida ai suoi parenti di affrettarsi, con una espressione annoiata, di chi non ha pensato per nulla ai preparativi, se non i propri, cioè la pipa e tabacco.

“È ora! Bisogna incamminarsi, Signori e Signore”, e mentre i parenti escono caricati come muli di cibo e bevande, egli col dito mostra la via da seguire che dal Decumano Est conduce ai Porti Grigi, come un capitano avventuriero! Alcuni alzano gli occhi al cielo, altri sorridono, altri sono un po indignati, ma si parte! (Direbbero gli Hobbit Ischitani: “Jammenè, ce vulimm movere?”) Dei Paffuti sappiamo che impiegarono poco tempo per prepararsi, senza caricarsi di particolare bagaglio, preferendo e prefiggendosi questa volta di godersi questa avventura che di strambo ha tutto quello che ci si immagina di Bilbo Baggins, meravigliandosi dall’arrivo dell’invito; si ritrovarono a bofonchiare ai porti Grigi insieme ai Tuc e Brandibuck dopo un paio d’ore dall’arrivo degli stessi, alternando l’attesa con qualche fumata di pipa. Milo, Mosco e Rufo dei Rintanati con un buongiorno nelle vene invece partono lesti la mattina del 22 settembre sotto il piacevole sole a passo trotterellante e con pochi bagagli anch’essi, congiungendosi per strada con i Serracinta , i Tassi e i Boncorpi, stranamente contagiati dall’allegria dei Rintanati, presi ormai dal desiderio di avventura. Bilbo e Frodo arrivano ai porti, condotti da un carretto e con a seguito una moltitudine di Baggins e Boffin alle undici di mattino; gli spazientiti Tuc e Brandibuck insieme ai Paffuti gridano un fragoroso “Ohhhh, finalmente”, alla vista della carovana e di tutti gli invitati accorsi all’appuntamento.

Bilbo si alza in piedi sul carretto, circondato dai suoi beneamati concittadini, ed un applauso improvviso inonda i Porti Grigi. Con un cenno della mano Bilbo chiede la parola:

“Benvenuti, cari Hobbit, so che molti di voi trovano stravagante questa idea di festeggiare i nostri compleanni aldilà del mare, sulla cima di una isola sconosciuta, ma vi assicuro che il cibo, il buon vino e la cortesia degli Hobbit ischitani vi lascerà senza parola, per non parlare della musica che allieterà questo evento che tanto ho desiderato festeggiare insieme a voi!”

Soffiatromba, Tronfipiede e Sackville-Baggins guardavano attoniti la scena dell’osannata a Bilbo, riducendosi a dover accettare in definitiva il fatto che non potevano più tornate indietro, sopratutto perché sarebbe stata una grave scortesia, avendo ricevuto un biglietto d’invito scritto in oro (infatti meditavano su come avrebbero potuto guadagnarci qualcosa su, alla fine di questo viaggio inaspettato!)

E così, il traghetto blu e giallo posizionato nella parte Est del porto aprì il suo portellone per caricare i centoquarantaquattro ospiti, tutti muniti di singola borsa da viaggio e borse e cestini complementari: avanzavano lentamente e inciampavano nel portellone sotto i loro piedi come dei buffi orsacchiotti, sorte che toccò anche ai fastosi Tuc e Brandibuck, i quali non mascherarono dissenso nella scelta di cotale mezzo di moderna navigazione. Bilbo e Frodo salirono quando tutti furono a bordo e stettero bene attenti a non inciampare col loro bagaglio leggero… Il portellone iniziò ad alzarsi velocemente e Frodo e Bilbo corsero in discesa raggiungendo gli altri, mentre una risata dei presenti determinò l’iniziò del viaggio.

La nave blu e gialla era dotata di due piani, uno aperto in alto ed uno chiuso per metà in basso: i Tronfipiede (che Bilbo salutò per primi, infatti sedette nelle panchine vicine) si erano seduti all’aria aperta sotto un tendaggio un po strano, a forma di vela, sfoggiando a buon diritto i loro piedi grossi e pelosi e l’aria sollazzava la grossa peluria, e fumarono tutto il tragitto di un’ora che li separava dal viaggio via terra che li avrebbe portati in cima all’Eremo.

Baggins e Boffin preferivano invece stare ai “piani bassi”, in piedi, un po preoccupati per il viaggio si affacciavano sovente per sondare l’orizzonte, anche perché non erano abituati per nulla a queste “imbarcazioni moderne” (e non si sarebbero mai abituati), e d’un tratto decisero di tirare fuori la seconda colazione e qualche strumento da suonare e così anche il piano superiore fu inondato di suoni e risate: la colazione fu “estremamente piacevole“, e non si accorsero che iniziava già a vedersi il profilo dell’isola d’Ischia. Uno stormo di gabbiani si affacciava incuriosito nel piano inferiore, mentre una parte volava intorno alla nave: gli Hobbit dei piani bassi lanciarono un po di pane e qualche pezzetto di frutta e, seduti a terra, si divertivano nel vedere quegli uccelli avvicinarsi. Tuc e Brandibuck sedevano ai piani superiori, lontani da Tronfipiede e Bilbo, facendo una disperata “comunella” con Soffiatromba, Scavari, Tronfipiede e Sackville-Baggins e ascoltavano la conversazione tra loro:

Se mi è concesso riferirmi a tempi ormai lontani, è anche l’anniversario del mio arrivo a Esgaroth sul Lago Lungo, in una botte. In quell’occasione dimenticai completamente che era il giorno del mio compleanno.

Ascoltando le parole di Bilbo, alcuni furono incuriositi, altri tennero testa al loro caratteraccio presuntuoso, ma non potevano non meravigliarsi delle bellezze che stavano ammirando con i loro occhi: la nave si stava avvicinando molto rapidamente ai porti degli Hobbit ischitani e la natura iniziava a delinearsi: tutti si affacciavano per guardare il mare color smeraldo e le sagome delle strane abitazioni, per nulla interrate, bensì alte e con strane finestre ampie. Il paesaggio lussureggiante sembrava mettere tutti di buon accordo ed umore. Bilbo, affacciandosi al piano basso, disse a gran voce:

“Vi devo comunicare che siamo arrivati! Preparate i vostri bagagli e avvicinatevi al grande portellone, stiamo attraccando al ponte di Ischia Porto!”

Baggins e Boffin si catapultavano ansiosi di sbarcare mentre i Serracinta, i Tassi, Boncorpi e i Rintanati si stavano appena svegliando da un torpore da navigazione. Tutti gli altri “superiori” aspettarono con entusiasmo la discesa dei piani bassi, che già erano per metà fuori dal traghetto, dove un grosso gruppo di Hobbit Ischitani li attendeva in una fragorosa accoglienza, cantando una tradizionale canzone:

Ischia, paraviso ‘e giuventù,
Ischia, chistu mare è sempre blu!
Chistu cielo ch’è n’incanto,
chistu golfo ch’è nu vanto
chesto ‘o tiene sulo tu!
Sti bellizze songhe ‘o vero!
Chesto ‘o dice ‘o forestiero,
ca scurdà nun te pò cchiù.

Dopo la festosa accoglienza, tutti gli Hobbit, carichi di borse a seguito, si avviano verso tre grandi autobus di linea, per l’occasione muniti di una grande insegna con le lettere CS, che in Hobbit ischitano significa Cittadina Superiore: gli autobus si dirigono a Serrara Fontana, per raggiungere il luogo della festa: l’eremo di San Nicola. Tre autobus decisamente “stretti”, un po per disposizione dei posti, un po per la calura del luogo, in clima ancora decisamente estivo. Baggins e Boffin sul primo autobus si spintonano allegramente, facendo una gara a chi raggiunge l’ultimo posto in fondo; in poco tempo il corridoio dell’autobus è inondato da Hobbit caduti nella corsa e sotto e sopra di loro, borse e cestini rotolati! Dopo una risata generale tutti prendono posto ed è ora di pranzo! Nel secondo autobus Tronfipiede ed i parenti prendono disposizione ai primi posti, e cosi anche Bilbo e Frodo, Serracinta, i Tassi, Boncorpi e i Rintanati. Bilbo intona una allegra canzone della Contea, alla quale Serracinta Tassi e Boncorpi partecipano allegramente. I Rintanati si sistemano in fondo e si riaddormentano, senza fare pranzo, e poi d’un tratto l’autobus parte e gli Hobbit guardano attenti e incuriositi lo strano mezzo che si sta muovendo. Alla fine della carovana d’autobus, Tuc e Brandibuck nell’ultimo, ristorati finalmente da una deliziosa quanto strana aria fresca proveniente dall’interno.

L’autobus Baggins e Boffin è sicuramente quello più animato da canzoni e buon cibo, quello presediato da Bilbo sta assumendo carattere di festa: molti hanno aperto le borse per rifocillarsi con un breve pranzo e Bilbo si diverte a passare nel corridoio, parlando con i suoi parenti, mentre Frodo se la spassa allegramente con le canzoni e non vede l’ora di raggiungere l’Eremo. Tuc e Brandibuck parlano di affari e di erba pipa: ma nell’autobus CS è vietato fumare… bisognerà aspettare l’arrivo! E Soffiatromba, nell’autobus dei  Tuc un po si disperano dell’austerità, avrebbero voluto stare coi Baggins, ma per tutti ora è veramente ora di pranzo e manca poco all’arrivo a Serrara Fontana. Le curve che portano alla cima dell’isola fanno un po disperare gli Hobbit, stanchi decisamente del viaggio… ma tutto è concesso in questa festa di Bilbo! Gli autobus si fermano, non è possibile più proseguire, si va a piedi! O meglio, si può andare anche a cavallo, volendo! TUTTI GIÙ!

Sono le 18.00 e la carovana Hobbit (a piedi) si incammina nel primo tratto in salita (ripida). Molti si stanno lamentando seriamente delle condizioni inumane di questo viaggio, ma è evidente che non hanno mai affrontato un’avventura…troppo poco predisposti alla scoperta, così pensa Bilbo. Una parte di loro continua a salire le stradine strette a piedi, altri decidono di fittare dei cavalli in un maneggio limitrofo, altri si lamentano e si fermano, e non vogliono proseguire. Si sta facendo buio, e volente o nolente, tutti, stremati, anche un po Bilbo, si trovano sulla cima del Monte Epomeo, e la vista è magnifica, e trovano un banchetto imbandito e succulento con tacchini, polli, verdure, torte, formaggi in grande forme ed ogni tipo di ristoro per le povere pance Hobbit!

L’eremo alle loro spalle è illuminato a festa, così come anche le loro teste in alto, con lanterne colorate: è arrivato il momento tanto atteso: il doveroso discorso di Bilbo. Però prima, la musica: “La ‘ndrezzata” inizia a suonare canti tradizionali di Hobbit Ischitani, per tutta la durata della cena, fino al momento in cui Bilbo si alza in piedi:

Miei cari Baggins e Boffin! Tuc e Brandibuck! Scavari! Paffuti! Soffiatromba! Bolgeri! Serracinta! E Tronfipiede! Oggi è il mio centoundicesimo compleanno! Ahimé, centoundici anni di vita non sono sufficienti in mezzo a della gente così straordinaria e ammirevole. Conosco la metà di voi solo a metà e nutro per meno della metà di voi metà dell’affetto che meritate. Io… Io ho da fare. Ho rimandato troppo a lungo. Mi duole annunciare che questa è la fine! Io me ne vado. Vi saluto dal più profondo del cuore. Addio!

Idea: Maria Funiciello

Testo: Mena Del Deo

Ispirazione: Il Signore degli Anelli, “Una festa a lungo attesa”

Ischia, isola “green”: vino a Km 0

Tempo di vendemmia, tempo di usanze e memorie del passato:

 

“Se in settembre senti tonare, tini e botti puoi preparare.”

“A settembre, si taglia ciò che pende.”

“Agosto matura e settembre vendemmia.”

 

Questi sono i “detti” regionali che parlano della vendemmia, la raccolta dell’uva da tavola maturata al caldo sole dei mesi estivi, ed Ischia è ricca di vigneti e di tradizioni tramandate: dalle grandi aziende viticoltrici ai singoli nuclei familiari che ripetono annualmente la produzioni di briosi vini, che non possono mancare nella nostra cultura culinaria mediterranea. Questi sono i giorni in cui molti si mobilitano, si organizzano con i loro tempi utili e partono verso gli appezzamenti brulicanti di grappoli. Gli amici di Forio in foto hanno concesso a Bay of Belfalas un racconto della tradizione personale: questo è quello che noi definiamo per antonomasia “vino a Km 0″, in questo caso per il diretto consumo domestico proprio. I vigneti attendono la forbice di pota e le grandi ” Menegl’ ” (Menelle: capienti tini, nel dialetto foriano).

 

La vendemmia è un lavoro che si svolge più o meno allo stesso modo in tutte le parti del mondo. Tuttavia, […] la raccolta dell’uva, fino a qualche anno fa, era caratterizzata dal canto degli stornelli. Durante la Vendemmia, infatti, cantando  stornelli d’amore o a dispetto (cioè tali da far dispiacere o capaci di provocare la persona alla quale erano diretti) le donne soprattutto, ma anche gli uomini cercavano di rendere più piacevole il lavoro. (fonte: La Vendemmia)

 

Armati di buona volontà i nostri amici si apprestano a recidere e poggiare l’uva nei contenitori per poi trasportarli in cantina per la lavorazione: di lì il travaso nel contenitore più grande. I grappoli poi vengono triturati nel macchinario che li separa dagli acini e la polpa viene pigiata successivamente nel torchio; il risultato di questa lavorazione manuale è un profumato mosto inebriante che cola in un nuovo contenitore. Pigiata tutta l’uva, il vino viene travasato in uno o più silos e vengono aggiunti metabisolfiti di sodio (o bisolfiti in sua alternativa) che agiscono da antiossidanti e preservanti. Parte così il processo della fermentazione (alcuni la chiamano “bollitura” dato dal caratteristico bollore che avviene sulla superficie del liquido): entrano in gioco (a discrezione di chi crede in esse) le fasi lunari per i successivi mesi: il vino verrà “spicciato”, volgarmente detto, pulito dai residui della bollitura più e più volte e finchè ci sarà bisogno, fino a maturazione. Sarà poi imbottigliato ed il gusto delle uve Frassitelli, Biancolella, Forastera verrà servito tutto l’anno, accompagnando il pasto e ricordando il lavoro delle proprie mani, perché la terra dona sempre tutto il necessario all’attento e premuroso coltivatore.

 

Disclaimer: Le opinioni espresse all’interno degli articoli, sono riferibili unicamente agli intervistati. È vietato l’uso anche in parte delle foto presenti.

 

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Nei segreti di Sisina, la sarta della storia di Sant’Alessandro

fonte: ildispariquotidiano.it
 

Sisina, sarta della tradizione
  

Sisina ed un abito della tradizionale sfilata di S.Alessandro

Maria Funiciello – Il piccolo e storico borgo di Sant’Alessandro in questi giorni brulica di persone che, indaffarate, fanno la spola tra questo e quel palazzo, tutti intenti a svolgere il loro compito assegnato. La data del 26 agosto si avvicina a grandi passi e, chi più e chi meno, è impegnato nella realizzazione di indispensabili pezzi di un mosaico che diventerà, poi, la Festa di Sant’Alessandro.
In un caldo pomeriggio, abbiamo incontrato una delle persone che può essere ben definita l’anima della Festa stessa come la conosciamo noi. Una signora dai modi gentili, serena e sorridente che ci ha accolti in casa sua felice di condividere con noi i suoi più cari ricordi.
Guidati da Stefania Napoleone ci siamo districati tra i vicoletti del borgo e, dopo aver salito una rampa di scale, siamo stati accolti da lei, la signora Sisina, la storica ed amata sarta di Sant’Alessandro.
Entrare in casa sua è stato come varcare la soglia di un passaggio temporale, siamo stati catapultati in un altro ambiente fatto di spilli, vestiti, stoffe, perline e grucce; ci siamo accomodati nel salottino e a farci compagnia vi erano, oltre che i nipoti di Sisina, anche tre bellissimi abiti appesi e un abito su sistemato su un manichino posto di fianco alla finestra.
Emozionata e felice la signora Sisina inizia il suo racconto. “Devo dire che è iniziato tutto un po’ per gioco – afferma – eravamo un gruppo di circa sei persone e abbiamo deciso di creare un qualcosa per festeggiare il restauro della chiesa di Sant’Alessandro qui al borgo. Per festeggiare avevamo pensato di ricreare alcuni vestiti tradizionali ischitani utilizzando antichi lenzuoli ed asciugamani, oltre che altri materiali che avevamo in casa. Era il 1981 quando per al prima volta facemmo una piccola sfilata qui al borgo, con gli uomini vestiti da contadini e i bambini da angioletti.”

Sisina ad un tratto si interrompe, si alza e va a prendere, in un grande cassetto, alcune foto e album pieni di immagini delle prime edizioni della festa.
“Ecco, questi erano davvero i primi abiti realizzati – ci mostra con orgoglio – semplici ma allo stesso tempo complessi da realizzare.”
A questo punto, dobbiamo sottolineare una cosa: Sisina è la sarta ufficiale dell’evento e la quasi totalità dei vestiti che vediamo sfilare ogni anno sono stati realizzati da lei. “Ma non ho mai lavorato da sola, ho sempre avuto una squadra con me che mi aiutava, anche se le prime edizioni sono state stancanti, realizzavo anche tre vestiti al giorno. Sarò sempre molto riconoscente a chi mi aiutava e mi aiuta tutt’ora nella realizzazione e nella manutenzione dei vestiti di anno in anno.”
Le prime edizioni della Festa vedevano la partecipazione solo di persone del Borgo e il corteo non usciva mai dalle stradine interne di Sant’Alessandro.
“Ma poi i figuranti crebbero come numero e iniziammo ad inserire nuove figure – continua – oltre ai vestiti isolani, vi erano i giovani che realizzavano lo spettacolo della tarantella, ma con l’aumento della richiesta di partecipazione iniziammo una vera e propria ricerca storica.”
Ogni vestito realizzato, infatti, è stato ricavato da dipinti o stampe che raffigurano personaggi storici legati ad Ischia di varie epoche.
“Inserimmo i greci, che sono tra i miei abiti preferiti, perché sembrano semplici, ma in realtà non lo sono affatto – aggiunge Sisina – poi i romani. Iniziammo poi l’epoca del velluto, con la realizzazione di abiti del 600 e del 700. Sono davvero tanti e tutti bellissimi.”
La festa nata per celebrare il restauro della chiesina di Sant’Alessandro aveva assunto in pochissimo tempo i contorni di una grande festa tradizionale, con spettacoli realizzati dopo la sfilata in cui si offrivano prodotti tipici agli ospiti e buona musica.
“Ricordo alcune edizioni della festa molto grandi, con ospiti illustri come Roberto Murolo e Angela Luce, feste in cui partecipavano davvero tante persone e si stava tutti bene insieme.”
Con il corteo che cresceva sempre più e il grandissimo lavoro che vi è dietro la realizzazione dell’evento clou del 26 agosto, si è preferito focalizzare l’attenzione principalmente sulla sfilata.
“Poi sono arrivati anche i gemellaggi – continua – e ci siamo confrontati con altre realtà e con altri costumi, ma i miei sono sempre più belli” aggiunge ridendo Sisina che è molto orgogliosa del suo lavoro.
“Ogni anno, quando guardo il corteo, vivo sempre una forte emozione, come fosse la prima volta che vedo gli abiti – ci confida – infatti non ne ho uno preferito: sono tutti meravigliosi.”
L’abilità di Sisina nel cucire abiti con varie stoffe e vari modelli è sotto gli occhi di tutti, e ciò la rende davvero speciale. “Ricordo i primi abiti che realizzavo erano davvero molto difficili e non avendo una macchina per cucire adeguata, all’interno vi erano sempre i fili e stoffe che poi dovevano essere tagliati – aggiunge – ma è il decoro degli abiti che prendeva molto tempo e impiegava molte persone. Ad esempio per l’abito matrimoniale di Vittoria Colonna furono cucite su tutto il vestito ben 5000 perline. Un lavoro enorme, possibile solo con una squadra che collabora con passione.”
Alcuni abiti sono conservati da Sisina stessa, altri in un ambiente dedicato. “Sì, alcuni li ho io qui a casa, quelli che alcune persone si sono fatti realizzare, seguendo sempre le nostre indicazioni, li custodiscono direttamente loro. Poi c’è anche un gruppo di Forio che indossa abiti tradizionali foriani, che abbiamo realizzato e donato loro e che ogni anno rinnovano questo gemellaggio isolano.”
Sono tante le storie che Sisina ci racconta, tantissime le fotografie che ci mostra orgogliosa raccontandoci degli abiti e di chi li indossa. Una vita trascorsa tra stoffe, aghi e fili, una vita all’insegna di questa grande passione. “Man mano che andavamo avanti nelle ricerche storiche per la realizzazione di nuovi abiti – ci racconta – mi incuriosivo ed appassionavo sempre più alle mode delle epoche e ai loro tessuti. Per non parlare poi degli accessori, dai cappelli alle scarpe, ho sempre realizzato tutto.”
Ed infatti, chi vuole partecipare alla sfilata si reca dal dott. Franco Napoleone e va alla “prova vestito”. In un grande stanzone pieno di abiti ed accessori il dott. Napoleone consiglia cosa indossare e aiuta nella prova: sono vestiti meravigliosi da indossare piano, con consapevolezza. Prima il sostegno per la gonna, poi una sottoveste e poi il vestito in sé; chiudere i lacci; abbinare le spille e le collane; trovare le scarpe adeguate e il cappello. Chi trova, poi, il vestito ideale, riceve anche una bolla di accompagnamento con tutti gli elementi elencati, che dovranno essere riconsegnati poco dopo la sfilata.
“E’ un lavoro lungo, ma porta con sé tanta gioia” conclude Sisina.
E a guardarla sorridere mentre racconta di come ha realizzato un abito o mentre osserva rapita una foto di una coppia di greci che sfilano, ne comprendiamo davvero il significato: Sisina è davvero una eccellenza isolana, una donna forte con una splendida famiglia ed una passione sconfinata per l’isola e la sua storia.

Corteo storico in costume di S. Alessandro

Il 26 Agosto di ogni anno si svolge ad Ischia il Corteo Storico in costume di Sant’Alessandro, che è la rappresentazione dell’intera storia dell’isola d’Ischia, dalla fondazione di Pitekoussai sul Monte Vico, ben otto secoli prima di Cristo, ai Borbone che tanto l’amarono e valorizzarono.

Tali costumi d’epoca appartengono alle varie epoche storiche dell’isola: Nel mezzo, l’epoca Angioina e Aragonese, il Rinascimento di Vittoria Colonna e del Cenacolo letterario che la poetessa teneva nel palazzo sul Castello, l’età vicereale e il Settecento di Carlo III, che proprio da Ischia mosse i primi passi per la conquista del Regno di Napoli, allora governata da un trentennio dagli Austriaci.

Il corteo parte al calar del sole dall’ingresso del Castello Aragonese e, percorrendo tutto il centro storico accompagnato dagli sbandieratori, arriva nella zona di Ischia Porto per raggiungere il piccolo borgo medioevale di Sant’Alessandro.

Vi proponiamo una galleria dei costumi e vi invitiamo a trascorrere un weekend agostano ad Ischia, per immergervi in una fantastica epoca e rivivere lo status symbol dei benestanti medioevali isclani, caratteristicamente “sfarzo”. Una tradizione che speriamo venga sempre più’ valorizzata ed incentivata.

Arrivederci ad Ischia!

 

fonte: Sfilata S.Alessandro

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