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Il Re del Palazzo d’Oro

All’altra estremità della stanza, oltre il focolare, vi era, volta a nord verso le porte, una pedana in cima a tre gradini: nel centro, imponente, videro una sedia dorata. Ivi sedeva un Uomo, così curvo sotto il peso degli anni da sembrare quasi un Nano; ma i suoi capelli bianchi erano lunghi e folti e scendevano in grandi ciocche sotto un fine cerchietto d’oro che gli cingeva la fronte: nel centro sfavillava un grande diamante bianco. […] In piedi, dietro al seggio, c’era una donna abbigliata di bianco; in terra sui gradini sedeva un uomo avvizzito, dal pallido viso accorto e le palpebre pesanti. […] Vi fu un lungo silenzio. Il vecchio non si mosse sul suo seggio. Infine Gandalf parlò. “Salute, Théoden, figlio di Thengel! Sono tornato. Poiché,guarda! la tempesta è vicina, ed è ora che gli amici si riuniscano per difendersi contro la distruzione!” […] Non tutto è oscuro. Abbi fede, Signore del Mark! Ti prego di venir con me davanti alle tue porte e di mirare lontano. Troppo a lungo sei rimasto seduto nelle ombre, fidando in racconti contorti e suggerimenti disonesti.[…] Ora, Sire, disse Gandalf, guarda la tua terra! Respira di nuovo l’aria libera!”

 

 

Tratto da “Le Due Torri”, capitolo “Il re del Palazzo d’Oro” (pag. 564-568 ed. Bompiani)

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Giovanni Lamonaca: “Pedo Mellon a Minno”, Ischitano Tolkeniano Doc

Parte la nostra nuova rubrica dedicata alla ricerca di Tolkeniani Doc, che nella loro vita si ispirano alle opere del grande Professor J.R.R. Tolkien.

Vi presentiamo Giovanni Lamonaca, Foriano appassionato dei personaggi e storie del Mark, un ragazzo dalle mille sorprese!

 

-Giovanni, a che età ed in che modo hai conosciuto il prof. Tolkien?

Ho conosciuto Tolkien grazie alla rappresentazione cinematografica di Peter Jackson de “Il Signore degli Anelli”, pur non avendo visto la Trilogia al cinema; ero comunque abbastanza piccolo quando nel 2001 uscì la Compagnia dell’Anello, avevo sette anni e non potevo capire granché (sorrido pensando a quando ero più piccolo!). Un giorno vidi, se ricordo bene, a casa di un mio cugino, il DVD della Compagnia dell’Anello: fu subito magia! Mi appassionai tantissimo ai personaggi e alla storia e vidi i film a ripetizione, comprai videogiochi per pc e per playstation. Alla fine della terza media, feci il salto di qualità, dopo l’esame decisi di farmi regalare da mamma il libro de “Il Signore degli Anelli”, ricordo mamma tutta felice: “Giovà vuoi veramente un libro come regalo” e io: ”Sì, Mamma”. Impiegai un po’ di tempo per leggerlo tutto, ma dopo la lettura avevo tanti punti interrogativi e volevo saperne sempre di più, andare oltre, scoprire tutto ciò che girava intorno allo straordinario mondo creato dal maestro. Così capii che dovevo continuare a leggere, lessi Lo Hobbit e poi il Silmarillion che fu credo il passo decisivo per la consacrazione di questa passione così grande.

-Quali sono le storie della Terra di Mezzo che ti appassionano di più?

In assoluto le storie che mi appassionano di più sono quella di Beren e Lùthien e quella dei Figli di Hùrin (Tùrin Turambar). Io ho sempre interpretato l’amore tra Beren e Lùthien come un qualcosa che va oltre Romeo e Giulietta, qua non si tratta di rinunciare alla vita per amore dell’altro, ma si arriva a rinunciare all’immortalità, come fa Lùthien, essendo un’Elfa e quindi immortale (e in seguito farà Arwen) per amore del suo Beren, Beren che è costretto all’impossibile per convincere il padre di Lùthien a essere meritevole della mano di sua figlia. Credo che sia la storia d’amore più bella di sempre (lo dico da maschio…).

 

La storia dei Figli di Hùrin, narra il tragico destino che colpisce i Figli di Hùrin: Tùrin e Nienor. Tùrin che si da il nome di Turambar (padrone della sorte) viene sconfitto dal proprio fato “A Túrin Turambar turún’ ambartanen: dominatore della sorte dominato dalla sorte!”

 

L’eroe subisce qualsiasi tipo di sventura ma trova sempre la forza di andare avanti, anche quando uccide il suo migliore amico per sbaglio. Riesce da solo a uccidere il terribile drago Glaurung che si era fatto beffa di lui più volte, perché sapeva che “quell’era il fato del prode uomo”. Ma quando scopre che la donna che ha amato è sua sorella e che quest’ultima si è uccisa credendo che era morto nello scontro col drago, decide di uccidersi e si compie così il destino dei figli di Hùrin.

 

Nei momenti difficili che affronto ripenso a questa storia, che mi da la forza di andare avanti nella vita. Tùrin ha sofferto di tutto e ne è uscito sempre alla grande: anch’io voglio essere forte come lui.

 

-I progetti futuri della tua pagina fan “Pedo Mellon a Minno”: semplice pagina “narrante” o comunità che ambisce ad uno sviluppo culturale maggiore sui temi di Tolkien?

La pagina Facebook “Pedo Mellon A Minno”  è una manifestazione del mio interesse e della mia passione per tutto ciò che riguarda J.R.R. Tolkien, le sue opere i film ecc… Essenzialmente la pagina si occupa di narrare i racconti scritti dal celebre professore di Oxford; attualmente sto narrando il racconto della Caduta di Gondolin, tratta dai Racconti Perduti. Lo scopo della pagina è di intrattenere i fans attraverso la narrazione di questi racconti e magari, per chi non li conoscesse ancora, essere un vero e proprio cantastorie. Cerco di essere quanto più è costante nella pubblicazioni delle parti dei brani, con relativa immagine che tenta di inquadrare meglio la situazione narrata. L’obiettivo per il futuro è quello di continuare in questo modo, aumentare i  “mi piace” e far felici i fans. La pagina diventa un dolce passatempo che mi mantiene attivo negli “studi tolkieniani”, se così si può dire.

-Rohan, la terra del Mark e dei “Signori dei Cavalli”: dei suoi più grandi Signori viene citato Eorl il giovane che nella battaglia al Campo di Celebrant presta un aiuto decisivo a Gondor assicurando la vittoria. Nella terza Era Re Theoden compie lo stesso destino, aiutare Gondor nei campi del Pelennor; raccontaci quanto è speciale per te il senso di appartenenza che provi verso questo popolo di ispirazione Visigota-Scandinava e quanto il tuo “stemma di Meduseld” riempie di ispirazione le tue giornate.

Questa è una domanda difficile. Il popolo di Rohan mi ha affascinato molto, l’epica difesa al Fosso di Helm, la poderosa cavalcata ai Campi del Pelennor; sono gesta che mi suscitano un’emozione grandissima che cerco di rivivere anche nel quotidiano, quante volte mi capita di dire prima di una partita a calcetto contro una squadra più forte, o quando ti devi misurare contro una qualsiasi difficoltà “Se dev’essere la nostra fine, allora farò fare loro una grande fine, che venga ricordata per sempre”. Sono parole che ti spingono a dare il massimo,a dare tutto te stesso per raggiungere uno scopo. Non a caso la mia squadra si chiama Edoras, proprio per richiamare questo spirito,che non è uno spirito di chi parte già sconfitto, per niente, è la consapevolezza di dover fare tutto il possibile per una determinata causa.

 

Questo stesso spirito pervade Thèoden e i suoi Rohirrim nella battaglia del Fosso di Helm e ai Campi del Pelennor dove sacrificano tutto per la loro causa, Thèoden arriva a sacrificare anche la sua vita, per essere degno dei suoi antenati. L’eroismo che dimostra Thèoden è qualcosa di stupefacente, mette da parte l’orgoglio di sovrano, sa che dinanzi alle mura di Minas Tirith si deciderà il destino della Terra di Mezzo e sceglie di scendere in campo consapevole di andare incontro alla morte, per una causa più grande del suo piccolo popolo. A Gennaio di quest’anno mia zia mi ha fatto la sorpresa di trovare la bandiera di Rohan che adesso mi accompagna dappertutto, mi sento un figlio di Eorl in tutto e per tutto, pronto a combattere come combatterebbe un Rohirrim.
AVANTI EORLINGAS !!!

 

-E Giovanni cosa studia? Cosa Sogna?

Sto frequentando il secondo anno del corso di laurea in Scienze dell’Educazione all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Un corso di studi che trovo molto interessante in linea con il mio interesse verso tutto ciò che circonda l’essere umano, infatti la mia frase, o motto di vita(se così possiamo dirlo) è la citazione di Publio Terenzio Afro nella sua commedia Heautontimorùmenos (Il punitore di se stesso):

 

“Homo sum, humani nihil a me alienum puto” che significa letteralmente “sono un essere umano, non ritengo a me estraneo nulla di umano” (in parole più semplici: «Nulla che sia umano mi è estraneo»). Vorrei aprire un asilo o comunque lavorare coi bambini per plasmare il loro futuro, sperando di portarli sulla strada giusta, e vivere insieme a loro un’altra infanzia che è il periodo più bello della vita, divertirmi anch’io con loro, perché siamo sempre tutti un po’ bambini nel nostro cuore.

 

Intervista di Maria Funiciello e Mena Del Deo

photo Giovanni Lamonaca

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