Archivi categoria: Tradizioni Ischitane

Ischia in una foto del 1958

Fonte:Ischiarchivio

Questa è l’antica Via Michele Mazzella, presumibilmente tra gli anni 1956-58; in fondo a sinistra l’edificio pare sia la vecchia caserma dei pompieri in costruzione; per intenderci, questa è la strada che conduce all’attuale Piazza degli Eroi. Una zona completamente brulla di pineta. Da testimonianze, all’altezza dell’odierna Via Foschini (unica traversa presente, soprannominata “la pineta di Foschini”) vi era uno spiazzale chiamato Vaccaria, con quattro costruzioni di mattoni ospitanti gruppi di vacche e allo stesso tempo zona di pascolo gestite da mandriani locali.

 

Conrad Haller,”Un Ultramontain” che dipinse Ischia 

Conrad Haller era un mercante svizzero dei primi dell’Ottocento (1820 ca): sappiamo che viveva e lavorava nel Regno di Napoli, avendo contatti con numerosi commercianti e banchieri del Regno. Citato da Paul Buchner nel suo “Gaust auf Ischia” del 1968, ad Ischia dedica il “Tableau topographique et historique des isles d’Ischia, de Ponza, de Vandotena; du cap de Misène et du mont Pausilipe” del 1822, firmandosi “Un Ultramontain”.

  

Haller, Conrad. Autore, svizzero francese, del Tableau topographique et historique des isles de Ischia…. (1822) Turpin de Crissé lo indicò come M. H. Haller, ma in realtà il suo vero nome era Conrad, di professione commerciante. (Larassegnadischia.it)

 Un estratto dal libro:

“Dall’alto del Castello d’Ischia l’isola si presenta sotto un aspetto vario e interessantissimo. La piccola montagna di Campagnano che domina su questo castello e forma l’estremità meridionale dell’isola, è coltivata fin sulla cima ed è ornata da gruppi di abitazioni rurali; questa montagna, in un susseguirsi di piccole colline arrotondate, con i suoi vigneti e frutteti, si riattacca alla declività meridionale dell’Epomeo”

  
 

Fonte:Ischianews.com

Ischia, isola “green”: vino a Km 0

Tempo di vendemmia, tempo di usanze e memorie del passato:

“Se in settembre senti tonare, tini e botti puoi preparare.”

“A settembre, si taglia ciò che pende.”

“Agosto matura e settembre vendemmia.”

Questi sono i “detti” regionali che parlano della vendemmia, la raccolta dell’uva da tavola maturata al caldo sole dei mesi estivi, ed Ischia è ricca di vigneti e di tradizioni tramandate: dalle grandi aziende viticoltrici ai singoli nuclei familiari che ripetono annualmente la produzioni di briosi vini, che non possono mancare nella nostra cultura culinaria mediterranea. Questi sono i giorni in cui molti si mobilitano, si organizzano con i loro tempi utili e partono verso gli appezzamenti brulicanti di grappoli. Gli amici di Forio in foto hanno concesso a Bay of Belfalas un racconto della tradizione personale: questo è quello che noi definiamo per antonomasia “vino a Km 0″, in questo caso per il diretto consumo domestico proprio. I vigneti attendono la forbice di pota e le grandi ” Menegl’ ” (Menelle: capienti tini, nel dialetto foriano).

La vendemmia è un lavoro che si svolge più o meno allo stesso modo in tutte le parti del mondo. Tuttavia, […] la raccolta dell’uva, fino a qualche anno fa, era caratterizzata dal canto degli stornelli. Durante la Vendemmia, infatti, cantando  stornelli d’amore o a dispetto (cioè tali da far dispiacere o capaci di provocare la persona alla quale erano diretti) le donne soprattutto, ma anche gli uomini cercavano di rendere più piacevole il lavoro. (fonte: La Vendemmia)

Armati di buona volontà i nostri amici si apprestano a recidere e poggiare l’uva nei contenitori per poi trasportarli in cantina per la lavorazione: di lì il travaso nel contenitore più grande. I grappoli poi vengono triturati nel macchinario che li separa dagli acini e la polpa viene pigiata successivamente nel torchio; il risultato di questa lavorazione manuale è un profumato mosto inebriante che cola in un nuovo contenitore. Pigiata tutta l’uva, il vino viene travasato in uno o più silos e vengono aggiunti metabisolfiti di sodio (o bisolfiti in sua alternativa) che agiscono da antiossidanti e preservanti. Parte così il processo della fermentazione (alcuni la chiamano “bollitura” dato dal caratteristico bollore che avviene sulla superficie del liquido): entrano in gioco (a discrezione di chi crede in esse) le fasi lunari per i successivi mesi: il vino verrà “spicciato”, volgarmente detto, pulito dai residui della bollitura più e più volte e finchè ci sarà bisogno, fino a maturazione. Sarà poi imbottigliato ed il gusto delle uve Frassitelli, Biancolella, Forastera verrà servito tutto l’anno, accompagnando il pasto e ricordando il lavoro delle proprie mani, perché la terra dona sempre tutto il necessario all’attento e premuroso coltivatore.

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